Mio nonno Giorgio, il genio inquieto
Scritto da Giorgia Leonardi
Mio nonno Giorgio era un uomo dai mille talenti e dalle mille stranezze.
È stato attivista nel Partito Comunista, anche spronato dall’audacia di mia nonna Adriana: partecipò alla scrittura del manifesto e mantenne una fitta corrispondenza con i maggiori esponenti del partito, come Ingrao e Rossanda.
Per indole era uno scrittore. Alle elementari vinse un concorso regionale di scrittura, battendo persino concorrenti più grandi del liceo. In tarda età scrisse tre libri: non ebbero il successo sperato, ma la sua passione lo portava a bussare a ogni casa editrice e a presentarsi alle fiere del libro in prima fila per sponsorizzarli. Frequentava anche le facoltà di lettere, ma i professori dicevano che il suo stile era troppo complesso per poterlo insegnare in classe (e vi assicuro che non era un modo di dire!). Un giorno arrivò persino una recensione di Calvino in persona.
Era però anche un animo tormentato. Dopo la morte del padre fu costretto a lavorare e trovava stretto un semplice impiego da ufficio. Era perseguitato da mal di testa ed eritemi dovuti allo stress di fare qualcosa che non amava. Ma le aziende di allora erano diverse da oggi, e al Turing arrivarono a creare una rubrica apposta per lui, “Parliamone qui”, grazie alla quale trovò finalmente un po’ di serenità.
Aveva molte manie. Era ossessionato dall’igiene e si lavava mille volte le mani se toccava qualcosa. Se un maglione cadeva per terra, era capace di sbatterlo all’infinito. Era rigidamente abitudinario: per anni l’ho visto cenare sempre con minestra e un bicchiere di birra, e a Natale non mancava mai la mostarda milanese.
Era anche bizzarro e superstizioso. Da giovane, per un periodo, dormì con un cappello in testa per non pensare la notte, e più volte si fece leggere i tarocchi. Aveva poi convinzioni tutte sue: quando qualcosa non andava, smetteva improvvisamente di provarci, convinto che in quel modo la fortuna avrebbe fatto la sua parte — e la cosa straordinaria è che, puntualmente, accadeva davvero. Credeva molto anche nei segnali del mondo: quando aveva un’intuizione, subito dopo gli capitavano coincidenze a raffica che lo convincevano di essere sulla strada giusta. Oggi lo chiameremmo “bias”, ma per lui era semplicemente il mondo che gli indicava un cammino.
Con i bambini, invece, tornava bambino. Non si stancava mai di giocare, con me, con mia madre prima di me, o con qualsiasi altro bambino incontrasse. Mi faceva sempre vincere e io mi arrabbiavo tantissimo, perché volevo vincere per merito e non per resa!
Era un grande lettore. I pomeriggi li passavamo riuniti ad ascoltarlo mentre leggeva i romanzi più disparati. Interpretava le voci di tutti i personaggi, rendendo avvincenti anche i classici che oggi molti troverebbero “pesanti”. Ogni tanto censurava o tagliava intere parti che riteneva inadatte alla mia età, o che semplicemente non gli piacevano, ma riusciva sempre a mantenere il ritmo della narrazione. La sua voce magnetica teneva tutti incollati alle sue letture.
Come insegnante era straordinario. Gran parte del mio successo scolastico lo devo a lui. Mi insegnava a schematizzare, disegnando a mano mappe colorate che stimolavano la mia memoria visiva. Mi insegnava a scrivere: quando avevo un tema, lo svolgevamo entrambi e poi mi mostrava come anche l’argomento più noioso potesse trasformarsi in un pezzo brillante. Era anche estremamente intuitivo: indovinò le esatte parole del tema della mia terza media e seppe anticipare le domande che mi fecero alla tesina di maturità. Da lui ho imparato che bisogna sempre scavare un po’ più a fondo per prepararsi ad affrontare l’incertezza.
Era un uomo estremamente versatile, dotato di una spiccata emotività di cui non aveva paura, nonostante la generazione a cui apparteneva. Era una di quelle persone che avrebbero potuto fare di tutto nella vita, ma che restavano travolte dal timore delle proprie potenzialità. Mi ha insegnato che, anche quando qualcosa sembra troppo difficile o non ci va di farlo, bisogna affrontarlo un giorno alla volta per non farlo diventare un ostacolo insormontabile, e cercare sempre una via per renderlo migliore. Da lui ho imparato la costanza, la creatività, l’animo artistico e la gioia di crescere i più piccoli mettendoli sempre al primo posto.
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