Mia nonna Clotilde, “la violetera”
Scritto da Alejandra Perolio
Mia nonna Clotilde è sempre stata allegria e brio. Nacque in un piccolo paese di Guadalajara -Spagna- e, molto giovane, andò a Madrid a lavorare come cuoca in una casa di famiglia. Era una cuoca incredibile: i suoi piatti avevano una brutta cera… ma sapevano di gloria.
Conobbe mio nonno Julio a Valladolid. Lui lavorava come autista, tra tanti altri mestieri, ed era nato a Madrid, in una famiglia umile con radici italiane del Piemonte. Entrambi vissero la Guerra Civile spagnola, che mia nonna ricordava con queste parole: “Nella guerra erano tutti cattivi. Venivano e si portavano via tutto quello che avevamo, persino l’asino!”.
Quando si sposarono, lei aveva 35 anni e lui 30: mia nonna indossò i pantaloni, tutta una pioniera. La vita li portò in diverse città della Spagna, ma soprattutto trascorsero molti anni a Granada. Lì, alla sfrontatezza naturale di mia nonna si aggiunse la grazia andalusa che la rendeva unica. Finirono per vivere a Xinzo de Limia, il mio paese d’origine, in Ourense. Lì sono nata io.
Mia nonna Cloti era birichina, spassosa, sempre a caccia di uno scherzo o di una risata.
Mi raccontava le sue marachelle di bambina: come il giorno in cui lanciò una cacca al prete del paese dalla finestra, o quando ingannò un vicino facendogli credere che la sua amica stava annegando nel fiume, mentre lei si nascondeva piegata in due dalle risate.
Una volta riempì con stracci la pelle di un coniglio e la mise nel letto di mio zio… immaginate lo spavento che prese il povero quando andò a dormire! Un’altra volta, quando mia zia portò a casa i suoi compagni di liceo a studiare, servì il caffè a tutti tranne che a uno, il più basso, al quale disse: “A te faccio un Cola Cao, vero?”.
Ricordo quando, alla fiera del paese, mi comprava pulcini o conigli da crescere come animali domestici, e poi mi convinceva che quelli che finivano in pentola erano altri, che i nostri erano scappati, e io, ovviamente, ci credevo.
Le piaceva sentirmi cantare. Mi diceva anche che se mangiavo indivia mi si sarebbe arricciato il capelli. Quando ci riunivamo tutti i nipoti, ci comprava liquori analcolici e ci dava i cicchetti mentre raccontava barzellette un po’ spinte (mio padre si arrabbiava sempre).
Io la ricordo mentre mi gridava dalla finestra in pieno stile andaluso: “Bambinaaa, vieni su a fare merenda!”. Oppure travestita da gitana nei bar dove uscivo con i miei amici, leggendo la fortuna con un rametto di alloro. Le piaceva riunirsi con le sue amiche a giocare a carte o al parchís e faceva sempre imbrogli (non per vincere, ma per fare la monella, per far ridere). Tutti la adoravano.
Da anziana ebbe un ictus e dovette stare ricoverata alcuni giorni in ospedale. Siccome si annoiava, si metteva il lenzuolo del suo letto addosso e andava nelle altre stanze a spaventare gli altri malati come se fosse un fantasma. Dopo l’ictus, una mano le rimase paralizzata, con il palmo verso l’alto. Diceva sempre che dovevamo portarla davanti alla porta della Chiesa a chiedere l’elemosina, che almeno da quello ci avrebbe tirato fuori qualcosa.
Chiunque legga questo potrebbe pensare che mia nonna Cloti fosse un po’ fuori di testa, ma in realtà era una delle persone più intelligenti e sveglie che abbia mai conosciuto. Cresciò cinque figli, ne perse uno —mio zio Julio— quando era ancora molto giovane, un dolore che non superò mai, ma nonostante tutto continuò a vivere con quell’energia vitale che la definiva.
Passava le giornate cantando canzoni di Sara Montiel. “La violetera” sarà sempre sua, perché ogni volta che la ascolto mi riporta a lei e a quella lezione che mi ha lasciato: la vita bisogna goderla alla grande, prendendosi cura degli altri e facendoli ridere.
Mia nonna Cloti è morta qualche anno fa, ma continua a vivere in ogni ricordo. Porto i suoi occhi e il suo senso dell’umorismo. E quel modo così speciale di intendere la vita. La mia briosa.
Vuoi raccontare anche tu la tua storia?
Se desideri partecipare, clicca sul pulsante e inviaci il tuo racconto: quelli selezionati verranno pubblicati in questa sezione e condivisi sui nostri canali social, per dare voce a ricordi ed emozioni che restano per sempre.


