Mia nonna Adriana, la rivoluzionaria
Scritto da Giorgia Leonardi
Voglio raccontare mia nonna Adriana, iniziando col dare voce al ricordo della persona che forse l’ha conosciuta e amata più di tutti. Vi leggerò quindi alcuni brani scritti da mio nonno sulla giovane Adriana. Dovete sapere che si sono conosciuti sul lavoro, al Turing Club di Milano, entrambi giovani lavoratori con la responsabilità del mantenimento delle proprie famiglie a causa della prematura scomparsa dei padri.
“E qui, nell’ufficio accanto al mio, conosco Adri. Suo padre era un tipografo socialista, uomo vigoroso e ribelle, passato da vita a morte senza preavviso. Finito il ginnasio, Adri si è impegnata e ha frequentato il liceo classico nei corsi serali. Apprezza appassionatamente l’arte dei grandi scrittori e registi realisti e, grazie alle loro opere, migliora la sua cultura, una cultura intesa in senso gramsciano. Ripensate all’eroina di Flaubert. Adri è il suo contrario. L’inquietudine di Adri viene dalla sua serietà di donna lavoratrice, dalla sua volontà di progresso, e suscita rispetto. Alla sua ricerca inconfessata e quasi severa di comprensione mi sono avvicinato – giovane pieno di desideri inespressi e di affetto – co un po’ di soggezione.”
Una donna forte quindi, che, nonostante la giovane età, si fa carico delle sue responsabilità familiari, ma non rinuncia a se stessa e alla propria cultura. E ancora una donna che sprona gli altri a mettersi in gioco, come racconta sempre mio nonno quando scrive:
“Adri mi giudica incerto, sfiduciato e mi rimprovera. Non sopporto a lungo e grido la mia rivolta. […] Lei risponde che ribellarsi a parole non serve, le cose non cambiano; mi crede capace di agire, con altri uomini, per qualcosa di meglio, anche se lontana nel tempo.”
E ancora una donna che precorre i tempi, quando nella prima metà degli anni ’50 si ritrovava al congresso delle cellule femminili di partito a discutere della condizione delle donne:
“Adri parla senza appunti, con semplicità e fervore, dell’emancipazione, che non consiste solo nell’andare a lavorare perché lo stipendio del marito o del padre non basta, ma è autonomia di giudizio, senso di dignità, e richiede istruzione. “studiamo di più, e lottiamo decise per i nostri diritti di cittadine della Repubblica. Aiutiamoci reciprocamente a liberarci dalla contraddizione fra le nuove idee, ancora così poco assimilate, e la tradizione, che alimenta il senso d’inferiorità, l’aspirazione al maggior benessere possibile, in cambio di compromessi, sottomissione e moine”.”
Naturalmente anch’io ho mille splendidi ricordi di e con lei. Le estati insieme a Carenno. I succhi d’uva che mi preparava, con infinita pazienza, quando ero bambina e che mi piacevano tanto. Le lunghissime partite a tras in camisa, di cui non ci stancavamo mai. I canti tutti insieme intorno al vecchio giradischi.
Quando sono diventata più grande, anche gli intensi scambi di idee, perché fino all’ultimo giorno ha avuto una mente fresca ed è sempre riuscita a darmi punti di vista nuovi e scevri da qualsiasi mentalità di epoche ormai passate. E poi sicuramente i due giorni della laurea, a cui, se pur con fatica, è riuscita a partecipare, e la gioia che abbiamo condiviso insieme in quei momenti. I suoi meravigliosi quadri mi hanno sempre circondata e mi fanno pensare ancora a lei oggi che non c’è più, la fanno sentire vicina.
Ma quello che sicuramente le devo di più ovviamente è la libertà di scelta che oggi ho come donna deriva dal suo impegno attivista di quei tempi passati. Ogni giorno che lavoro porto avanti il suo retaggio e so che lei sarebbe felicissima di vedere come la sua vita e lotta hanno avuto un impatto diretto sulla discendenza diretta. Mi sento libera di essere donna a modo mio e di impegnarmi nell’affetto tanto quanto nella mia carriera.
Vuoi raccontare anche tu la tua storia?
Se desideri partecipare, clicca sul pulsante e inviaci il tuo racconto: quelli selezionati verranno pubblicati in questa sezione e condivisi sui nostri canali social, per dare voce a ricordi ed emozioni che restano per sempre.


